Tre notizie viste da un silenzio assordante

Tre notizie dominano la scena nei media con il riproporsi delle stesse tematiche irrisolte di sempre. La certezza della pena, l’equità della pena, lo stato d’abbandono delle vittime e delle loro famiglie.

L’arresto dei responsabili dell’omicidio di Anatolij Korol, il rientro in patria dell’assassino Ucraino di Emlou Arvesu uccisa a Milano, il termine della pena di Chiatti con il trasferimento in una REMS in Sardegna.

Per chi ha vissuto una violenza nei Telegiornali del 4 e 5 settembre e sui giornali sono scorse le notizie relative ai fatti di cronaca dolorosissimi. Quel che resta è uno stato di ansia e un senso di paura! Si calpesta la logica, di come un omicida possa essere inserito in strutture che non hanno guardie e strumenti contenitivi o di controllo, anche di fronte alla sua palese ammissione che lo rifarebbe, solo che starebbe più attento. Come si può accettare che la famiglia delle vittime della Filippina Emlou Arvesu e di Anatolij Korol, siano totalmente abbandonate dalle istituzioni. Accettare che l’omicida di Emlou, incapace di gestire le proprie frustrazioni, abbia ucciso una donna a caso e gli sia consentito di scontare la pena altrove, peraltro dopo averlo dichiarato G U A R I T O!

Penso a come cambierà la vita dei figli di Anatolij e Emlou, senza una rete istituzionale che sappia assistere e guidare una famiglia che sopporta un peso incredibile, anche per essere in una nazione nella quale non erano originari e quindi privi di una rete di relazioni e rapporti consolidati dal tempo.

Queste poche considerazioni fanno apparire tutta la solidarietà degli organi pubblici mera retorica. Purtroppo anche in questi casi, come per altri accaduti ad altri cittadini, sarebbe stata utile l’applicazione della direttiva europea 2004/80. La violenza non genera solo danno alla vittima ma sconvolge, specie quando si verifica la morte, tutto l’assetto familiare modificando il corso di tutte le vite che lo compongono. Quindi non si può considerare solo un fatto a se stante ma va valutato nella sua complessità, e come tale anche la sua rilevanza a livello giuridico penale andrebbe valutata.

La vicenda di Luigi Chiatti, invece, è quasi tragicomica, con la perla finale della prossimità del REMS ad una scuola elementare…… Lasciando perdere i temi suddetti, c’è da dubitare anche delle capacità di chi gestisce queste situazioni e la domanda nasce spontanea. Ma come lavorano, questi?

Le modalità nelle quali lo stato pensa di gestire tutti i pazienti socialmente pericolosi degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) partendo da un non ben chiaro principio di pietà, maschera solo un esigenza ECONOMICA. Quindi vivremo INSICURI ma con i bilanci attivi! Incomprensibile come non si sia prima predisposte le REMS e poi chiuso gli OPG.

Vedere la Toscana che ha inviato Chiatti in una REMS fuori dalla regione, dimostra che non sono ancora pronte le REMS, almeno in Toscana, nonostante quello che hanno detto il 1 Aprile u.s. annunciando la chiusura degli OPG. La retorica che ruota attorno a questo tema è ai massimi livelli. Non si parla di poveri disgraziati ma di soggetti che hanno subito tre gradi di giudizio e che in tutti questi sono stati dichiarati PSICOLOGICAMENTE NON RECUPERABILI e SOCIALMENTE PERICOLOSI. A questo punto mi domando di che cosa stiamo parlando. La clemenza, il riscatto, il recupero sociale va riconosciuto a coloro che hanno la capacità di poter gestire le proprie frustrazioni e pulsioni questo per per poi non dover constatare, con un altro delitto, che il sistema è sbagliato e serve una legge speciale o una condanna esemplare…….. Ma la vittima e la sua famiglia restano a margine di tutto.

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