Vittime e Famiglie, mancata tutela senza la Direttiva 2004/80

La Direttiva 2004/80 rappresenta la pietra miliare per le vittime di reati violenti, se queste forme di tutela fossero applicate, permetterebbero grazie anche denaro, e alle altre forme di affiancamento da parte delle Istituzioni di riappropriarsi di qualcosa….di un pezzo di vita. Di vedersi garantita un esistenza o una sopravvivenza decorosa garantendola anche alla tua famiglia. Senza doversi esporre, umiliarsi, raccontando l’ennesimo caso umano, per ricevere commiserazione, anziché quello che per “per ragioni di equità e di solidarietà sociale” è giusto garantire da parte di un Sistema Giuridico e di uno Stato.

Temi di problematiche minori, scorrendo la cronaca, ci rendiamo conto su quante vite, su quante famiglie, ogni giorno, vanno ad incidere tali reati? Modificando, talvolta in modo drammatico, il loro equilibrio e il corso delle loro vite, distruggendo l’ultimo presidio di assistenza sociale della nostra società la, FAMIGLIA!

  • Perché la vittima deve sostenere le spese legali e mediche per una vicenda nella quale non ho nessuna responsabilità?

  • Perché la famiglia della vittima deve spendere le proprie risorse economiche, in un ulteriore sforzo che talvolta la indebolisce o la mette in condizione di rinunciare a pretendere che siano riconosciuti i loro diritti oltre che quelli della vittima?

  • Perché non esiste un organo che provveda ad informarla e affiancarla in questo percorso di dolore?

  • Perché non esiste una gestione della situazione complessiva sia dal punto di vista economico che psicologico di una famiglia colpita da un evento simile?

  • Perché a fronte di un processo che può durare anni le spese di avvocati e periti gravano completamente sulla vittima e la sua famiglia? Queste non sono sostenibili specie a fronte di un credito non esigibile.

  • Perché c’è così tanta difformità di giudizio tra un tribunale e un’altro? Esiste un organo del CSM che verifichi questo tipo di andamento?

L’ultimo fatto di aggressione ai danni del Capostazione a Milano con un machete http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2015/06/11/capotreno-e-macchinista-aggrediti_ff7db9f6-39ad-440e-942d-6d3418415ca4.html o l’efferato omicidio di quattro persone a Napoli e il ferimento di molte altre nello stesso evento, http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/napoli-secondigliano-sparatoria-strada/notizie/1355307.shtml, tragicamente contiene tutti gli elementi che caratterizzano l’evento violento. Le famiglie delle persone decedute e dei feriti potrebbero avere maggior tutela grazie all’applicazione di un protocollo che le assista oltre all’attuazione della direttiva del 2004/80/CE. Mentre dovranno provvedere con i propri mezzi a tutelarsi, e talvolta si rinuncia per mancanza di mezzi o lasciando all’improvvisazione il recupero e la gestione di una situazione di eccezionale tragicità come quella che si sviluppa dopo un evento del genere. Tra tutte le vittime, fatto accaduto a Napoli, immagino la famiglia di Luigi Cantone ucciso per strada solo perché stava passando in scooter e quanto a questa famiglia, mancherà la sua presenza da tutti i punti di vista!

La famiglia, è citata in Costituzione e in questa si sviluppa la personalità dell’individuo oltreché il primo livello di assistenza di coloro che compongono la nostra società. Quando questa resta priva di tutele tutta la nostra società ne soffre. Non è solo, un banale fatto economico, è che molte famiglie rischiano di vedere mortificata la propria esistenza per una tragica, inconsapevole, coincidenza.

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